Finiture superficiali stampa 3d

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Finiture superficiali: la qualità si misura anche al tatto

Le finiture superficiali sono spesso considerate un miglioramento estetico. Se da una parte è innegabile come questo tipo di lavorazione incida sulla percezione qualitativa del componente da parte del cliente, dall’altro garantisce maggiori funzionalità, durabilità e compatibilità con i trattamenti successivi.

Che si rendano necessarie per preparare una superficie per la verniciatura, eliminare micro difetti che potrebbero compromettere l’assemblaggio o ancora garantire coefficienti d’attrito specifici, le finiture superficiali sono parte integrante del processo produttivo.

Per questo motivo, Kriss Logic ha deciso di investire in tecnologie di finitura meccanica all’avanguardia, ampliando il suo parco macchine con una sabbiatrice con cestello rotante e una burattatrice automatica. Questa scelta è stata presa al fine di garantire non semplicemente un ulteriore servizio, ma un controllo completo sul processo produttivo, per mezzo della ripetibilità delle lavorazioni e di tempi di risposta compatibili con le esigenze dei nostri clienti.

Sabbiatura: quando serve uniformità

La sabbiatura è un processo meccanico utilizzato per asportare, seppure in quantità minima, materiale dai pezzi trattati. Il trattamento si presta a molteplici applicazioni industriali a seconda del tipo di sabbia e della pressione impiegati.

Uno degli usi più comuni riguarda la rimozione dello strato esterno ossidato. Particolarmente rilevante per componenti in metallo, la sabbiatura restituisce le caratteristiche originali alla superficie, eliminando la patina opaca che ne compromette sia l’estetica che la compatibilità con eventuali trattamenti successivi.

È il caso della preparazione delle superfici alla verniciatura, ad esempio. La sabbiatura si rende necessaria per rimuovere ruggine, sporco o altre imperfezioni che altrimenti potrebbero compromettere il rivestimento, provocando distacchi o scollamenti nel tempo.

La sabbiatura consente inoltre di ottenere finiture superficiali opache e uniformi. Prendiamo ad esempio un componente in alluminio tornito, la lavorazione meccanica lascia inevitabilmente segni, piccole variazioni di brillantezza e talvolta micro impurità. Una sabbiatura con microsfere di vetro è in grado di trasformare l’aspetto del pezzo, donando una superficie opaca, uniforme e piacevole al tatto. Vantaggio secondario, ma non per questo trascurabile, è che la lavorazione rimuove piccole bave residue e attenua gli spigoli vivi, migliorando così la sicurezza durante la manipolazione.

Burattatura: versatile su ogni superficie

La burattatura prevede l’inserimento dei componenti all’interno di un cestello vibrante riempito con pietre abrasive, ne consegue un’azione di sfregamento continua che permette di modificare gradualmente la superficie.

Ciò che rende la burattatura più versatile rispetto alla sabbiatura è la possibilità di ottenere risultati completamente differenti variando i parametri di processo: tipo di pietra abrasiva, granulometria, frequenza e ampiezza della vibrazione e durata del ciclo.

La burattatura risponde quindi a esigenze applicative anche molto diverse. Uno degli obiettivi più comuni è quello di ottenere superfici esterne lucide con bassa rugosità. In questo caso si utilizzano pietre abrasive progressivamente più fini, partendo da una sgrossatura che rimuove imperfezioni più evidenti fino ad arrivare a una superficie liscia e lucidata.

Allo stesso modo, può essere impiegata per creare superfici opache con un grado di uniformità superiore a quello ottenibile con la sabbiatura. E ancora, è utile nel caso in cui si vogliano rimuovere sbavature meccaniche. Un componente in acciaio inox tornito, ad esempio, prima della burattatura potrebbe presentare bave nei punti di scarico dell’utensile e spigoli taglienti. A seguito del ciclo di burattatura, tutte le imperfezioni vengono rimosse, gli spigoli arrotondati e la superficie resa sicura al contatto. Un processo che richiederebbe ore di lavoro manuale, viene completato automaticamente con risultati superiori e perfettamente ripetibili.

Finiture superficiali e stampa 3D: un binomio vincente

Avendo un reparto di additive manufacturing molto sviluppato, abbiamo ovviamente esplorato come le finiture superficiali possano migliorare anche i componenti realizzati con stampa 3D. E i risultati sono sorprendenti.

Per componenti stampati in resina SLA, caratterizzati da superfici lisce e dettagliate, la sabbiatura offre la soluzione a un problema comune, la scarsa adesione dei rivestimenti. Una superficie troppo liscia non offre ancoraggio meccanico alla vernice, con il rischio quindi di distacchi prematuri. Attraverso la sabbiatura è possibile controllare la micro rugosità necessaria per garantire un’eccellente adesione, senza compromettere il livello di dettaglio della tecnologia di stampa 3D. La chiave sta nel calibrare pressione e sabbia per ottenere il giusto grip senza cancellare i dettagli.

Per la stampa SLS, in cui la superficie presenta una naturale rugosità, la burattatura diventa uno strumento di finitura prezioso per ridurla drasticamente. Anche la stampa FDM beneficia della burattatura che permette di mascherare i layer di stampa e di ottenere una superficie più costante. Questa lavorazione superficiale è utile anche quando risulta necessario eliminare le imperfezioni dovute ai supporti in fase di stampa SLA.

La qualità non può essere delegata

Integrare internamente i processi di finitura superficiale è per noi una scelta strategica. Quando un cliente ci affida la produzione di un componente con specifiche precise di finitura, vogliamo poter garantire risultati costanti, tempi certi e la possibilità di intervenire rapidamente su eventuali ottimizzazioni.

Un approccio che si inserisce perfettamente nella nostra filosofia di co-design. Non ci limitiamo a eseguire le richieste, ma collaboriamo per identificare la finitura più adatta a una data applicazione, tenendo in considerazione le prestazioni funzionali, i costi e i tempi oltre all’estetica.

La finitura superficiale non è l’ultimo passaggio della produzione, ma parte integrante della qualità del componente.

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Chief Technology Officer

La mia esperienza lavorativa inizia come progettista meccanico in un'ambiente dinamico nel quale ho avuto l'occasione di lavorare su prodotti e assieme provenienti da svariati settori. Successivamente, in cerca di nuove esperienze, abbandono per un anno il ruolo di progettista per seguire una nuova strada legata alla gestione dei processi aziendali, in particolar modo la gestione della produzione e le sinergie tra ufficio tecnico e produttivo. Nel 2021 entro in Kriss Logic per ricoprire il ruolo di CTO responsabile del reparto tecnico e qualitativo per aggiungere, due anni più tardi, la gestione di un reparto di additive manufacturing completo di tutte le più recenti tecnologie. La conoscenza delle principali tecniche di lavorazione, come il CNC e la carpenteria, unite alle tecnologie fusorie e alla stampa 3D mi garantisce la possibilità di indentificare, già in fase progettuale, il metodo produttivo più conoscono al particolare richiesto riuscendo quindi ha fornire una proposta completa al cliente.