Reverse Engineering: come recuperare componenti obsoleti

Recuperare componenti obsoleti

Se un componente fuori produzione blocca un’intera linea

Un macchinario industriale ha una vita operativa che può superare i 20/30 anni, le parti di ricambio hanno invece troppo spesso un ciclo di disponibilità molto più breve. Quando un componente si rompe e il produttore ha cessato la produzione, l’azienda è costretta a mettersi alla ricerca di lotto residui o a dismettere l’intera macchina, entrambe soluzioni costose e inefficienti.

Il reverse engineering offre una via di uscita. Si tratta di un processo di analisi di un oggetto esistente al fine di comprenderne design, funzionamento e metodi costruttivi, con l’obiettivo di replicarlo o migliorarlo senza necessità di accedere alla documentazione tecnica originale.

In ambito industriale, questo significa convertire un componente fisico in un modello digitale tridimensionale accurato da cui partire per la riproduzione o la re-ingegnerizzazione.

Casi d’uso: componente fuori produzione

Il caso più frequente e immediatamente critico riguarda componenti non più disponibili sul mercato.

Se il componente non è catalogato e non esistono fornitori alternativi, l’alternativa tradizionale sarebbe quella di realizzare ex-novo il componente, ma senza disegni tecnici sarebbero necessarie misurazioni manuali complesse con conseguente rischio di errori dimensionali.

Il reverse engineering elimina questa incertezza. Si scansiona il componente danneggiato, se ne ricostruisce il modello 3D e quindi si procede alla produzione del pezzo. Il tempo che intercorre dall’identificazione del problema alla disponibilità del componente nuovo si riduce in questo modo da settimane a giorni. Una volta creato il file digitale inoltre, il modello CAD diventa un asset aziendale permanente che può essere archiviato, modificato o riprodotto on-demand ogni volta che serve.

Casi d’uso: mancanza di documentazione tecnica

Se anche il componente risulta funzionante e ancora in produzione, può essere difficile avere accesso alla documentazione tecnica originale.

In questi casi, l’azienda non ha capacità progettuale su di essi e quindi non può pianificare modifiche o miglioramenti e non può creare stock preventivi di parti critiche.

Il reverse engineering è utile a creare un archivio digitale completo dei componenti critici. Ogni parte può essere scansionata, ricostruita in CAD e documentata con tolleranze dimensionali, permettendo così manutenzione programmata e ottimizzazione strutturale.

In settori regulated inoltre, avere una documentazione tecnica completa e aggiornata dei componenti è un requisito normativo per certificazioni e audit.

Casi d’uso: miglioramento del design

Il reverse engineering può essere il punto di partenza per l’ottimizzazione del design di un componente in uso e aprire così a opportunità significative.

Un esempio concreto riguarda componenti progettati per la lavorazione meccanica tradizionale, che presentano vincoli derivanti da limiti realizzativi. Acquisendo il modello digitale, si può riprogettare il componente nell’ottica di una produzione mediante tecnologia additiva e quindi ottenere miglioramenti impossibili con il design originale.

Un altro ambito di miglioramento riguarda l’adattamento a nuove condizioni operative. Se il macchinario è stato riprogettato per operare in ambienti più aggressivi, i componenti esistenti, pur funzionanti, si trovano a dover sopportare sollecitazioni maggiori e quindi può essere utile ottimizzarne le prestazioni.

Impianti cresciuti organicamente nel tempo possono inoltre avere decine di varianti dello stesso componente, frutto di modifiche progressive. Anche in questo caso, il reverse engineering permette di analizzare il pezzo e identificarne la geometria ottimale per farlo convergere verso un design standardizzato unico.

Reverse engineering come strategia di gestione del rischio

vOltre ai benefici operativi immediati, il reverse engineering rappresenta una strategia di mitigazione del rischio a lungo termine. Componenti fuori produzione non sono più minacce alla continuità operativa, ma occasioni per costruire autonomia produttiva.

Il reverse engineering è accessibile e integrabile nei processi produttivi esistenti che permette continuatività operativa e ottimizzazione progressiva del patrimonio tecnico. Un investimento che si ripaga con la prima emergenza evitata, con il miglioramento implementato, con la dipendenza critica dai fornitori eliminata.

Chief Technology Officer

La mia esperienza lavorativa inizia come progettista meccanico in un'ambiente dinamico nel quale ho avuto l'occasione di lavorare su prodotti e assieme provenienti da svariati settori. Successivamente, in cerca di nuove esperienze, abbandono per un anno il ruolo di progettista per seguire una nuova strada legata alla gestione dei processi aziendali, in particolar modo la gestione della produzione e le sinergie tra ufficio tecnico e produttivo. Nel 2021 entro in Kriss Logic per ricoprire il ruolo di CTO responsabile del reparto tecnico e qualitativo per aggiungere, due anni più tardi, la gestione di un reparto di additive manufacturing completo di tutte le più recenti tecnologie. La conoscenza delle principali tecniche di lavorazione, come il CNC e la carpenteria, unite alle tecnologie fusorie e alla stampa 3D mi garantisce la possibilità di indentificare, già in fase progettuale, il metodo produttivo più conoscono al particolare richiesto riuscendo quindi ha fornire una proposta completa al cliente.